Le risaie del Vercellese in estate, verdi fino alla linea dell'orizzonte
Le risaie del Vercellese in estate, verdi fino alla linea dell'orizzonte

Scendendo da Roasio verso sud, la collina finisce di colpo e comincia un altopiano di terreni argillosi, brughiere e boschi radi: la Baraggia. È un paesaggio talmente diverso dal resto della pianura padana che, per descriverlo, qualcuno ha coniato l'espressione savana piemontese.

Un terreno che nessuno voleva

Il carattere della Baraggia dipende dal suolo: argille compatte e impermeabili, povere di sostanza organica, difficili da lavorare. Per secoli sono state terre marginali, buone per il pascolo e poco altro. Poi si è scoperto che quel terreno, unito alle acque fredde che scendono dalle Alpi, era perfetto per una cosa in particolare: il riso.

L'unico riso DOP d'Italia

Il Riso di Baraggia Biellese e Vercellese è l'unico riso italiano ad avere la Denominazione di Origine Protetta. La zona riconosciuta comprende ventotto comuni fra le province di Biella e Vercelli, e Roasio è uno di questi: la casa si trova quindi dentro il territorio della denominazione.

Le varietà ammesse sono quelle classiche del risotto: Carnaroli, Arborio, Baldo, Sant'Andrea, Gigante Vercelli, Balilla, Loto e altre. La caratteristica che il disciplinare tutela è la tenuta in cottura, legata alla lentezza con cui il riso matura in un ambiente con acque più fredde rispetto al resto della pianura.

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Il paesaggio, stagione per stagione

In primavera le camere vengono allagate e la Baraggia diventa una distesa di specchi che riflettono le Alpi. In estate il verde copre tutto fino all'orizzonte. In autunno, dopo la trebbiatura, restano le stoppie e la nebbia bassa del mattino. In inverno il terreno nudo mostra la trama degli argini.

Parte del territorio è tutelata come riserva naturale: la brughiera baraggiva ospita specie vegetali e animali che in pianura padana non si trovano altrove, ed è per questo che l'area è oggetto di studio e protezione.

L'abside della Basilica di Sant'Andrea a Vercelli
Vercelli, storica capitale europea del riso, dista quaranta minuti · foto: Mongolo1984 · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Perché il riso qui matura più lentamente

Il disciplinare della DOP tutela una caratteristica precisa, la tenuta in cottura, e quella caratteristica ha una spiegazione agronomica. Le acque che alimentano le risaie della Baraggia scendono dalle Alpi e arrivano nelle camere più fredde rispetto a quelle di altre aree risicole. Il terreno argilloso, per parte sua, trattiene l'acqua e restituisce calore lentamente.

Il risultato è un ciclo di maturazione più lungo, che dà chicchi più compatti e resistenti. È lo stesso principio per cui, in viticoltura, le escursioni termiche producono uve migliori: la lentezza, in agricoltura, quasi sempre paga.

Le mondine, senza retorica

Non si può parlare di queste risaie senza citare il lavoro che le ha rese possibili. Fino alla metà del Novecento la monda, cioè l'eliminazione a mano delle erbe infestanti dalle camere allagate, occupava migliaia di lavoratrici stagionali che arrivavano da tutta la pianura padana per periodi di quaranta giorni. Era un lavoro durissimo, svolto piegati nell'acqua per ore.

La meccanizzazione e i diserbanti hanno fatto sparire quella figura nel giro di pochi anni. Ne restano le canzoni, la memoria delle famiglie della zona e alcuni musei locali che ne conservano gli oggetti: vale la pena tenerlo a mente guardando le camere allagate, che oggi sembrano solo un bel paesaggio.

Vercelli, la città del riso

Quaranta minuti d'auto a sud, Vercelli è stata a lungo la capitale europea del commercio del riso, e la sua Borsa Merci ne fissava il prezzo. In città vale la visita la Basilica di Sant'Andrea, uno dei primi edifici in Italia a introdurre elementi gotici, costruita nel Duecento.

È la gita che completa il quadro: si vede il campo, poi si vede la città che su quel campo ha costruito la propria storia.

A cavallo fra la collina e le risaie

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