Vicolo acciottolato fra le case in ciottoli del Ricetto di Candelo
Le case in ciottoli del Ricetto di Candelo · foto: raffaele sergi from Pinerolo, Italia · CC BY 2.0 · Wikimedia Commons

Ci sono posti che si capiscono solo attraversandoli a piedi, e il Ricetto di Candelo è uno di questi. Da Casa Aura si arriva in circa venticinque minuti: ventidue chilometri di strade collinari che scendono verso il Biellese, con l'ultimo tratto che passa fra i campi.

Che cos'è un ricetto

La parola viene dal latino receptum, rifugio. Nel medioevo, nelle campagne fra Piemonte e Valle d'Aosta, le comunità contadine costruivano recinti fortificati dove custodire il raccolto, gli attrezzi e soprattutto il vino: non case in cui abitare, ma magazzini difesi da mura e torri, da usare nei periodi di pericolo. Passata l'emergenza, si tornava a vivere nelle case fuori.

Di ricetti in Piemonte ne sono rimasti diversi, ma quasi tutti sono stati inglobati dagli abitati moderni o trasformati in altro. Quello di Candelo no: è arrivato a noi con la sua struttura intatta, ed è per questo che viene citato come uno degli esempi meglio conservati d'Europa.

Duecento cellule dentro un pentagono

L'impianto è un pentagono irregolare di circa tredicimila metri quadrati, chiuso da mura con torri angolari e attraversato da strade strette chiamate rue. Dentro si contano all'incirca duecento edifici, le cellule: piccole costruzioni in ciottoli di fiume disposti a spina di pesce, alte due piani, con la cantina al livello della strada e il magazzino sopra.

Camminando lungo le rue si nota subito il materiale: i ciottoli tondi del torrente, messi in opera a lisca di pesce, alternati a corsi di mattoni. È la tecnica costruttiva di tutta questa fascia di pianura pedemontana, la stessa che si ritrova nei muri più antichi dei paesi intorno a Roasio.

Da sapere: gran parte delle cellule è ancora di proprietà privata e resta chiusa. La visita si fa percorrendo le rue e il camminamento lungo le mura, ed è comunque il modo giusto per capire il posto.

Quanto tempo serve

Il ricetto si gira tutto in meno di un'ora, con calma. Vale la pena aggiungerci il tempo per la piazza fuori dalle mura, dove si affacciano i bar, e per il giro lungo il perimetro esterno, da cui si apprezza l'altezza delle torri.

Candelo fa parte dei Borghi più belli d'Italia ed è Bandiera Arancione del Touring Club Italiano: due riconoscimenti che spiegano perché, nei fine settimana, il parcheggio si riempia presto. Chi vuole trovare le rue vuote arriva la mattina, appena aperto.

Perché è arrivato intatto fino a noi

La domanda che viene naturale, camminando lungo le rue, è come mai qui il tempo si sia fermato mentre altrove i ricetti sono scomparsi. La risposta sta nella funzione: finché le cellule hanno continuato a servire come cantine, non c'è stato motivo di trasformarle in abitazioni. Nessuno ha aperto finestre più grandi, nessuno ha alzato i tetti, nessuno ha demolito per costruire. Il paese vero è cresciuto fuori dalle mura, e il recinto è rimasto quello che era.

È un caso raro di conservazione per inerzia, e va detto che il merito è anche di chi, nel secolo scorso, ha scelto di non intervenire con restauri pesanti. Oggi il ricetto è di proprietà comunale nelle parti comuni e privata nelle singole cellule, e il vincolo di tutela ne governa ogni modifica.

Cosa guardare mentre si cammina

Tre dettagli che passano inosservati se nessuno li indica. Il primo: la disposizione dei ciottoli a spina di pesce, una tecnica che serviva a distribuire il carico su un materiale tondo e instabile, e che si ritrova in tutta la fascia pedemontana fra Biellese e Vercellese. Il secondo: i portali bassi al piano terra, dimensionati sulle botti, non sulle persone. Il terzo: la distanza fra i tetti nelle rue più strette, calcolata perché un carro potesse passare, non di più.

Sono elementi che raccontano un edificio pensato per le cose, non per gli abitanti. E spiegano perché il ricetto, pur essendo un luogo del medioevo, non abbia niente della scenografia da castello.

Come abbinarlo al resto della giornata

Candelo dista pochi chilometri da Biella, quindi la combinazione più naturale è ricetto la mattina e Piazzo il pomeriggio, salendo al borgo alto con l'impianto in salita. Chi ha una giornata intera può spingersi fino al Santuario di Oropa, che sta un'altra mezz'ora più su, in montagna.

Tornando verso Roasio, la strada attraversa la fascia collinare dei vigneti: se è la stagione giusta, si passa in mezzo ai filari con le foglie che virano al rosso.

A venticinque minuti dal Ricetto di Candelo

Casa Aura è una casa intera sulle colline vercellesi: la base comoda per girare il Biellese di giorno e tornare la sera in un posto tranquillo.