Quando si parla di Nebbiolo il pensiero corre alle Langhe. Ma il Nebbiolo ha una seconda patria, meno nota e molto più piccola: la fascia collinare fra Biella, Vercelli e Novara, dove viene chiamato Spanna e dà vini di struttura diversa, più affilati.
Terreni che vengono da un vulcano
La caratteristica geologica di questa zona è il cosiddetto supervulcano della Valsesia: un antichissimo apparato vulcanico portato in superficie dai movimenti della crosta terrestre. Ne derivano terreni acidi, poveri, spesso di colore chiaro, molto diversi dalle marne calcaree delle Langhe. È la ragione per cui il Nebbiolo, qui, dà vini più sottili e minerali, con acidità marcata e grande capacità di invecchiamento.
Le denominazioni, una per una
Gattinara. È la più conosciuta ed è Denominazione di Origine Controllata e Garantita. Nasce sulle colline del comune omonimo, a sette chilometri da Roasio, ed è basata sul Nebbiolo con piccole aggiunte di altre uve locali.
Bramaterra. La denominazione che riguarda anche Roasio. La zona di produzione comprende i vigneti di Masserano, Brusnengo, Curino, Villa del Bosco, Sostegno, in provincia di Biella, e di Lozzolo e Roasio, in provincia di Vercelli, situati a nord della Statale 142. Il disciplinare prevede il Nebbiolo come uva principale, affiancato da Croatina, Uva Rara e Vespolina.
Lessona. Piccolissima denominazione biellese, su terreni sabbiosi, celebre per l'eleganza dei suoi vini.
Coste della Sesia. Denominazione più ampia, che comprende anch'essa Roasio e permette tipologie diverse, comprese quelle in purezza dei singoli vitigni.
Dove assaggiarli
L'Enoteca Regionale di Gattinara, nel centro del paese, raccoglie le etichette dei produttori della zona ed è il punto di partenza più pratico per orientarsi. Da lì si scelgono le cantine da visitare: sono quasi tutte piccole realtà familiari, e la visita va prenotata in anticipo.
Come riconoscerli nel bicchiere
Chi è abituato ai Nebbiolo delle Langhe trova qui qualcosa di diverso. I vini dell'Alto Piemonte tendono a essere più chiari di colore, con un naso che va sul floreale e sulle spezie prima che sul frutto maturo, e in bocca hanno un'acidità più evidente e tannini più affilati. Sono vini che al primo sorso possono sembrare severi e che si distendono con il tempo.
L'affinamento lungo previsto dai disciplinari non è un vezzo: il Bramaterra, per esempio, richiede un periodo minimo di maturazione con una parte significativa in legno, e la tipologia Riserva ne chiede ancora di più. Sono vini costruiti per durare, e le annate con qualche anno alle spalle sono spesso le più interessanti.
Cosa portarsi via
Se si comprano poche bottiglie, la scelta più sensata è prenderne una per denominazione e assaggiarle in sequenza: un Gattinara, un Bramaterra, un Lessona. Le differenze fra terreni vicinissimi si sentono, ed è il modo più diretto per capire perché qui si sia deciso di tenere denominazioni separate invece di unirle.
Un'ultima nota: le bottiglie vanno trasportate al fresco e tenute in piedi il minimo indispensabile. In casa c'è la cantina al piano terra, che d'estate resta la stanza più fresca.
Come si beve
Sono vini che chiedono tempo, sia in bottiglia sia nel bicchiere. Le versioni con qualche anno di affinamento si aprono lentamente: aprire la bottiglia un'ora prima non è un vezzo. In abbinamento reggono benissimo la cucina locale, dai salumi ai piatti di carne, e sorprendentemente anche la panissa.
Il vantaggio di stare in mezzo ai vigneti è che le bottiglie si portano a casa e si aprono la sera: in cucina ci sono i bicchieri, in giardino il tavolo.
Dormire dentro la zona del Bramaterra
Casa Aura è a Roasio Santa Maria, fra i filari. Cucina attrezzata, giardino e parcheggio: dopo una degustazione si torna in dieci minuti.